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La Battaglia del Piave

Dopo il disastro di Caporetto, l’Italia ebbe il merito di risollevarsi e di ricreare, dal nulla, un esercito che si era praticamente dissolto.

I circa 300.000 sbandati dell’Isonzo, rinforzati da nuove di divisioni, costituite, in gran parte, dai "ragazzini" del 1899, da nuovi reparti ed equipaggiamenti, furono riorganizzati e riportati sulla linea del Piave, per mano del nuovo comando maggiore, guidato da Armando Diaz, uomo di straordinarie doti umane, sconosciute, invece, da un Cadorna che, con la sua fermezza, aveva contribuito, non poco, allo scoramento delle truppe.

Dal 15 al 23 giugno sul fiume scoppiò una battaglia spaventosa, costata circa 250.000 morti, al termine della quale gli austro-tedeschi, dopo aver tentato più volte, invano, di sfondare, furono costretti alla ritirata.

L’Italia era salva e il trionfo ottenuto pose le basi per l’offensiva che portò il nostro esercito alla vittoria finale su un’Austria-Ungheria che non sopravvisse alla disfatta.

Il Piave, dal canto suo sarebbe, divenuto, da quel momento in poi, l’emblema dell’orgoglio nazionale italiano e del coraggio di un popolo deciso a resistere fino alla morte, contro ogni tentativo di sopraffazione.