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LA SOCIETÀ INCAICA di Filippo Rissotto
VII Un discorso a parte merita il problema dei QUIPÙ. Queste cordicelle colorate, ormai famose in tutto il mondo (come tutti i misteri non ancora risolti delle civiltà precolombiane) costituivano un sistema cifrato, decodificabile solo dai quipu-camayo, la casta degli storici (o archivisti, a seconda delle posizioni assunte dai vari studiosi che di essi si sono occupati). La "cifra" consisteva nei vari colori delle cordicelle e nella disposizione dei nodi che su di esse venivano fatti. Il Carli, sicuramente nell'intento di non lasciare i "suoi" peruviani sprovvisti di un elemento di civiltà apparentemente assai discriminante, si era sforzato di trovare delle analogie occidentali ai quipù (che chiamava, con dizione spagnoleggiante, "quippos"), partendo da "il fazzoletto con de i nodi", o "de' pezzettini di carta nella tabacchiera" (XII, 7); citando poi le "tavole forate di greci e romani" (XII, 8) e arrivando a paragonarli con il "linguaggio figurato dell'algebra" (XII, 9): insomma, una vera e propria "scrittura", quanto a valore funzionale, dal momento che "non solo essi esprimevano le storie, le leggi, le cerimonie e i conti ecc.; ma sino le minime circostanze per mezzo d'altri cordoncini attaccati ai primi dominanti o principali ( ); tenevano conto delle nostre Lettere e ne avevano il medesimo vantaggio" (XII, 4-5). Il Métraux, agli inizi degli anni Sessanta, riteneva "molto improbabile che la forma dei nodi e la loro disposizione su una matassa di cordicelle abbiano potuto avere altro significato che aritmetico". Ma, una ventina d'anni dopo di lui, un'antropologa italiana ha ribaltato la sua tesi, tornando sostanzialmente alle posizioni sostenute da Garcilaso e dal Carli: Anita Seppilli sa che "l'affidabilità di Garcilaso fu dagli storiografi moderni molto contestata" ; ma, servendosi di altri autori, quali Cieza de Leon, Bernabé Cobo, e dei risultati raggiunti dallo studioso contemporaneo F. E. Barba, dimostra che, almeno nel caso dei quipù, si ebbe torto a dubitarne. Il metodo delle cordicelle serviva a registrare con precisione dati statistici tra i più disparati, come i tributi forniti da una provincia, i caduti in una campagna militare, gli abitanti di un villaggio (divisi per sesso, età e stato civile); ma anche - questa è l'ipotesi della Seppilli - per ricordare leggi, sentenze e avvenimenti storici. Certamente, essi non costituivano un linguaggio scritto vero e proprio, ma potevano fornire un "canovaccio", tale da richiamare alla mente allenata di un quipu-camayo molti più particolari di quanti in pratica ne contenessero. Non si spiega altrimenti la caccia feroce data da Atahualpa ai quipu-camayo che memorizzavano un certo tipo di dati (evidentemente quelli storici) dopo la sua lotta fratricida con il legittimo erede Huescar. Se vi era un limite vistoso in questo sistema, esso corrispondeva al difetto dei "nodi al fazzoletto" ricordati da Carli: almeno per le parti narrative, spesse volte solo lo stesso autore dei nodi riusciva a interpretarli. | ||||||||||||