|
Pietro
Aretino Dubbi
amorosi Prefazione Manifico
utriusque ser Agnello, voi, qui scribere scitis quare, quiae spesse
volte fate col cervello di Bartolo e di Baldo notomia e le leggi passate
col crivello nella vostra bizzarra fantasia, questi dubbi, di grazia,
mi chiarite, ch'oggi in bordello han mosso una gran lite. Dubbio
I Porzia fedel s'avea fatto chiavare
molt'anni col consenso del marito, ma perché non potè mai figli
fare, ell'era da ciascun mostrata a dito: un astuto villan fece chiamare
e fe' di figli un numero infinito; or il marito l'ha per vituperio,
utrum possa accusarla d'adulterio? Risoluzione
I La legge adulter singulare, testo,
dice ad legem Juliam de adulterio: quando il marito non accusi presto
la moglie, che gli fa tal vituperio e sa ch'ella molt'anni in disonesto
modo si dà con altri refrigerio, più non la può de crimine
accusare e a tutta briglia si può far chiavare. Dubbio
II Aveva la Martuzza un giorno tolta
la medicina e non potea cacare; ond'ella avea dolor e pena molta e quasi
tutta si sentia crepare. Talché temendo di restar sepolta, un
grosso cazzo in cul si fe' cacciare: guarì, ma nel guarir gustò
sapore. E' tenuta di dirlo al confessore? Risoluzione
II Tutti i canoni voglion ch'il peccato
se non è volontario non si stima, e che l'uomo non può dirsi
dannato se non vende a Satan se stesso prima; unde, quicumque sit, non
è obbligato: decima quinta, quaestione prima, concludo ch'è
peccato veniale e dirlo al prete poco o nulla vale. Dubbio
III Avea la Panta, da bisogno astretta,
concessa la sua potta a un giovin saggio, il qual trovò la via non
molto stretta. Né potè asciutto andar per il viaggio.
Ei mutò strada e andò per la più netta e dell'altrui
domin prese l'omaggio. Ha l'altrui possession egli turbata e questa
via dev'essergli vietata? Risoluzione
III La costumanza della terra mia, scritta
de servitude et in latino, vuol a chi del passar non ha la via sia costretto
di dargliela il vicino; e così ancora se distrutta sia per strano
caso o per voler divino. Itaque dico che non fece male, perché
la via dee aver più vicinale. Dubbio
IV La Doralice a un medico promese dargli
una chiavatura a tutto pasto se guarito le avesse il mal francese, che
il fegato e 'l polmon le aveva guasto. Quel fe' tutta la cura a proprie spese,
ma alfin lei si morì fra quel contrasto. Tenetur ne la figlia,
come erede, dargli la chiavatura ch'egli chiede? Risoluzione
IV Messer Matteo deciso ha questo punto
e vuol che tai promesse non sien vane, quand'egli a centotrentatré
fu giunto delle sue decisioni sovrumane; ove vuol che promissio del
defunto obblighi quell'erede che rimane; unde tenetur filia, ut volunt
jura, di dargli la promessa chiavatura. Dubbio
V Un moro avea bisogno d'un ducato e
ad interesse lo volea pigliare; ad Isabella Padoana andato, che a questo
modo ne solea prestare, l'ebbe con patto scritto che cacciato le avesse
in cul, fin che l'avea a pagare, un cazzo, ch'egli avea fuor di misura.
Questa convenzion può dirsi usura ? Risoluzione
V Chi dell'impresto sol riceve prego
l'usura è ben dover perché si parta: ma in questo caso che
sia usura nego, perché con l'infedel si fa la carta. In capitolo
ab illo questo allego, decima quinta, quaestione quarta, ov'è
che il Papa usura far concede con quelli che non son di nostra fede. Dubbio
VI Un prete, ch'alla punta del suo cazzo
aveva un panarizzo da crepare, gli fu insegnato da un cotal ch'a guazzo
del caldo d'una potta el fesse entrare; egli a Giulia gentil non per sollazzo
lo mise in potta, ed era sua comare, sol per non più sentir nel
cazzo affanni. Or qui fece egli ingiuria a san Giovanni?
Risoluzione VI S'al
capitolo quinto voi notate, decimo quinta, quaestione sesta, vedrete
alfin che Dio la volontate e ch'il pensier via più riguarda questa
vita, che l'atto di necessitate e semplicezza far gli uomini desta;
sicché scusar si può quel prete tale, che di due mali
fece il manco male. Dubbio VII Due
drudi d'Isabella Milanese per fuggir le question fero contratto: l'uno
la potta e l'altro il cul si prese; e così fu tra lor più giorni
fatto. Una notte ch'avea costei il marchese l'uno chiavolla in cul fuori
del patto, l'altro potria accusarlo di ragione per l'usurpata sua giurisdizione?
Risoluzione VII Già
Bartolo nel titolo in che modo la servitù si perdono, nel fine
della legge si locus, dà nel chiodo e vuol che, se le strade son vicine,
sia lecito passare in loco sodo, purché sia parte congrua e di
confine; talché non gli è tenuto, anzi fu saggio quel
che nel tondo traversò il viaggio. Dubbio
VIII A potta ritta volse, o caso duro,
Lavinia bella un ortolan chiavare, e per essersi acconcia in loco oscuro,
spinse quand'ella il pié venne a scansare, e per trovarsi colla
testa al muro ruppesi il collo e venne in terra a dare. Utrum se si
ha a punir un tal eccidio et sit hic puniendus de homicidio?
Risoluzione VIII Nella
legge si ex plagis si tiene, paragrafo cum scilla, nei digesti, e nella
legge Acquilia a carte piene si fanno simil casi manifesti, e se per
caso e non per colpa avviene di vita privo alcun per altri resti, senz'aver
dubbio alcun si dee concedere che non si possi in tal caso procedere. Dubbio
IX Un Marchigiano perfido, che avea giurato
di non mai chiavar più donna, vide Antonia Fornara, che tenea
più viso di calzar braghe che gonna, e la chiavò, com'egli
far solea, con la testa appoggiata a una colonna. Vorrei saper, sarà
costui sicuro non esser accusato di spergiuro? Risoluzione
IX Nelle ventidue cause chiaramente,
alla question succeda il caso oscuro. Al capo terzo Dixi, fuor si sente
e il canone lo mostra chiaro e puro, ove chi creda far diversamente
esser non dee punito di spergiuro, perché parveli maschio e non commesse
spergiuro alcun, sebben colei fottesse. Dubbio
X Un gentiluomo, sol per far dispetto
a Giulia Rossa, a sé chiamò un villano, e d'un mantel vestillo
e d'un farsetto e di danari assai gli empì la mano perché
Giulia chiavasse; ei con affetto l'opera fe' ben, ma avendo un cazzo strano,
di dolcezza e dolor la fe' morire. Utrum se ciò si può
assassinio dire? Risoluzione X Alla
legge Cornelia de' sicari nel codice così il testo ragiona: che
quelli non sien detti micidiari ch'ammazzan con il cazzo una persona
per casi fortuiti e straordinari. Onde quei che col cazzo morte dona
non commette omicidio ed il meschino in conseguenza non è un assassino. Dubbio
XI Un ch'evea poco cazzo e manco lena
piglia Lucrezia Meltiola per moglie. Ella di non far figli sente pena,
dacché la corte eredita sue spoglie; da un giovinetto di gagliarda
schiena si fe' chiavar conforme alle sue voglie e fanne un figlio di
morire a risco. Utrum se qui v'abbia razione il fisco? Risoluzione
XI Non avrà nulla il fisco in questo
affare per la legge si miles del defunto, digesto de adulteriis ubi
dare, sottilmente si tratta questo punto: qual vuol che se la moglie
cavalcare dal marito e da più si fa in un punto, quel che ne
nasce si presume in pria del marito figliuol che d'altri sia. Dubbio
XII Un cocchiero Lombardo aveva in casa
una cognata detta Dorotea; del cocchiero una notte il cazzo annasa e
finge che la madre le dolea; quei forse che l'avea già persuasa
a questo, il cazzo ritto le porgea dicendo: or prendi su, cognata, questo.
Lo prese. Or cerco se commesse incesto? Risoluzione
XII A ventitré propria questione ottava,
nel capitolo accedit già fu detto che in delictis s'attende se
sia prava l'intenzione o sia per buon rispetto; onde costui, che la
cognata chiava sol per guarirla e non per altro effetto, se miri al
fin la causa come deve non farà incesto, ma peccato lieve. Dubbio
XIII Era gravida monna Berniciglia e
vide un cazzo dalla sua finestra colla testa sì grossa, che somiglia
ad un grosso bolzon d'una balestra; lei, che voglia n'avea, lo prese
a briglia tutta gioiosa colla sua man destra e se lo pose in bocca con
gran furia. Peccò costei di gola o di lussuria? Risoluzione
XIII Né in l'un né in l'altro
avea costei peccato giudico, se con Bartol non m'inganno, nel titol
delle somme dello stato imperiale, ove non può né affanno
né pena aver chi ha il ventre ingravidato, acciò che il parto
non ne senta danno. Similmente a costei non dee vietarsi cosa che al
ventre venga utile a farsi. Dubbio
XIV Per far Messer Pataffio al figlio onore,
gli diè Porzia Procelfa sua vicina per moglie, il qual non ebbe
mai vigore di porre proprium gladium in vagina; onde per non restarne
in disonore da sé il buon vecchio ruppe la puttina, poi mostrò
la camiscia alli parenti. Utrum può dirsi stupro dalle genti?
Risoluzione XIV Una
persona sola in unione il padre e 'l figlio son considerati e ne' Digesti
ubi de Legatione, lege sciendum, tertia de' legati, che l'un per l'altro
oprar possan s'espone, s'alcuna cosa far sono obbligati; onde stupro
non fu se le aprì l'alvo per render l'onor del figlio salvo. Dubbio
XV Stava Zanetta musica cantando alla
finestra ad aspettar guadagno; ecco ch'un pescator viene remando, che
aveva un cazzo spaventoso e rnagno, scagliossi in groppa contra punteggiando:
ambo gustaro dal capo al calcagno, poi nulla dielle, andò a far
il suo offizio. Puol agir lei de praestito servizio? Risoluzione
XV Nil est, s'ella ha servito con la potta
e lui col cazzo oprando ha soddisfatto, e se restò con lui stando
di sotta tutta malconcia egli di sopra ha fatto; unde lex naturalis
sancta e dotta innominato chiama un tal contratto, ibi prescriptis verbis
nei digesti, paragrafo, s'io feci, tu facesti Dubbio
XVI Il marito di Giulia del Cancello
avea bisogno di certi quattrini. La moglie vende un certo locarello
che avea per dieci scudi a due facchini. Confina il loco con ser Antonello,
quel mastro che conficca i malandrini; e de congruo dimanda egli ogni
cosa. Avea ragion per qualche testo o glosa? Risoluzione
XVI Messer sì che può tutto
dimandare, se per l'anno non ha fatto tardanza, perché la moglie,
in questo caso, pare una statua, ch'adorna quella stanza. Et approbamus,
così scrisse il Chiare de jure congruo, in nostra costumanza;
talché se vuol ser Antonel, si scioglie, però apprezzi il contratto
con la moglie. Dubbio XVII Fu
già lasciata Prudenzia Ciambella dal marito per spazio di molt'anni;
ma perché la pativa di renella e nel pisciar sentiva grandi affanni,
più d'una volta fece star con ella un, ch'il rimedio aveva sotto
i panni. Vuol la moglie il marito, ora ch'è giunto: utrum obstet
praescriptio in questo punto? Risoluzione
XVII S'è stato assente per anni quaranta,
che più non l'abbia son d'opinione, ché così vuol
la legge giusta e santa de quadraginta annorum praescriptione, nel modo
che Matteo d'Afflitto canta nella decimaterza decisione. Onde costui
se l'ha prescritto, quello vada a trovarne un'altra nel bordello. Dubbio
XVIII Laura Vítisca, ladra a tutti
nota, amò fuor di misura un bel studente. Costei fa a molti star
la borsa vuota nel chiavarla, rubando destramente, e a quel perché
la schiena ben le scuota dà tutto il tolto, ma secretamente.
Or devesi chiamar quel ladro e tristo se quanto ebbe da lei fu mal acquisto?
Risoluzione XVIII Nel
paragrafo quia chiaro si vede de bonorum raptoribus statuta, che s'alcun
fura quel ch'esser suo crede né ribaldo, né ladro si reputa;
nella sesta question pur si concede senza dubbio verun, senza disputa,
est juris mei; onde ne attende il frutto ed ha colui di buon acquisto
il tutto. Dubbio XIX Un
pedante, mezz'orbo, non vedea a legger la lezione agli scolari, e perché
da diversi inteso avea ch'il cul rende la vista e gli occhi chiari,
andò a trovare un dì madonna Astea e dielle un libro e due
giuli in danari e 'n cul le pose il cazzo e 'n potta il dito. Utrum
poss'io chiamarlo sodomito? Risoluzione
XIX Nei decreti, alla prima distinzione
di codesta materia ov'è la chiave, al titol detto de consecratione,
nel capitolo sicut degno e grave, ove in tutto e per tutto si depone
che la necessità legge non have; talché il pover pedante
fu costretto per la vista passar per loco stretto. Dubbio
XX Un bottegar la Claudia un dì avezza
in cul chiavò, ma fu nel dì di Pasca, la qual quando nel
fine per dolcezza lo vide indebolito, come accasca, perché non
le avea usato gentilezza per il passato, gli rubbò la tasca con
tutti li danar per soddisfarsi. Utrum costei di furto può accusarsi?
Risoluzione XX De
condictione in debito noi avremo nei digesti la legge si non sorte,
nel paragrafo cento, al verbo nemo, che ritener senza favor di corte
robba di nostro debitor potemo, pur ch'util più del debito non porte;
talch'ella non tenetur se i quattrini tolti non eran più di sei
carlini. Dubbio XXI Antonia
Saponara stando in letto, nel tempo che lo spirito si parte, venne un
suo innamorato giovinetto e ben chiavolla in l'una e l'altra parte;
ond'ella una collana, ch'avea al petto lasciogli per legato scritto in carte.
Utrum sendo il legato per trastullo si possi dir che il testamento è
nullo? Risoluzione XXI Messer
Matteo nella decisione sessantanove dice ch'al consorte quando dolose
fa una donazione la moglie, che sta già vicina a morte, nel testamento
poi non ha ragione; ond'io consideratis bene, accorte considerandis
dico che quel tale non l'è marito e '1 testamento vale. Dubbio
XXII Isabella di Luna un giorno avea
per la notte ad un giovine promesso; poi sta con altro e a quel che non potea
disse e che ritornasse il giorno appresso. Quel venne e come l'altro
far solea la chiavò ben nell'uno e l'altro sesso, poi le lasciò
di rame una catena. Tenetur illi ne de falsi poena? Risoluzione
XXII In lege si ambo, decima, Ulpiano
nel dotto titol de compensatione, vuol che dolus cum dolo a salva mano
può compensarsi con discrezione; onde se con mancargli un atto strano
usò con quegli fuor d'ogni ragione, ricevendo da lui si buone
notti, nunquam tenetur falsi, dice il Scotti. Dubbio
XXIII Avea locato Giulia di Martino un
frate per chiavarla un tanto il mese. In otto giorni fu stanco il meschino
per il soverchio scuoter dell'arnese: e in suo loco lasciò fra
Venturino per darsene a quell'opra a proprie spese. Utrum per questa
satisfazione dee perdere il salario il fra Briccone? Risoluzione
XXIII Vuole questo Ulpìan per la sua
legge, inter artifices de solutione, ove chiaro si pondera e si legge
ch'ivi si tratta de industria personae: ma il giusto impedimento la
corregge per l'aItra de pollicitatione, che col titolo sic comincia
il testo, siché iI frate non dee perder per questo. Dubbio
XXIV Prer dare Ortensia gusto ad un suo amante
e del suo corpo il più soave loco, il cul gli diè, ma
con promessa avante che v'abbia a por del suo gran cazzo un poco. Quello
non potè star così costante alle primarie furie di quel giuoco,
tutto nel cul vel pose. Utrum Ortensia accusare lo possa di violenza?
Risoluzione XXIV In
lege prima de justitia et jure, Jus naturae, paragrapho, vuol Baldo
che primi motus homini naturae non sono in suo poter quand'egli è
caldo: il primo furor fa ch'egli non cure d'eser tenuto peccator ribaldo;
onde spinto costui dai primi moti accusar non si può degl'altri
ignoti. Dubbio XXV Con
un romito un giorno per ventura sconttossi un'abadessa sempliciotta,
il qual le dimandò con mente pura che di grazia gli desse una pagnotta;
ed ella alzati i panni alla cintura, li mostrò la sua bianca
e bella potta e disse non avergli altro che dare. Utrum tal carità
dovea accettare? Risoluzione XXV Perché
la carità si fa in casella, non doveva il romito ricusare la
bianca potta delicata e bella, che l'abadessa gli volea donare, ma con
volto ridente dir: sorella, la carità non voglio rifiutare; e
per mostrare d'averla avuta grata, saltarle addosso e darle una chiavata. Dubbio
XXVI Frate Cipolla gran predicatore veggendo
gli altri frati a buggerare, trovato un fraticel si mise in core voler
un tal secreto anch'ei provare; ma ben presto alla prima fece errore
spingendo il cazzo in su senza bagnare, onde fe' di quel cul un melgranato.
Utrum se per provar fece peccato? Risoluzione
XXVI I gran sommisti tengon tutti quanti
e con quelli i casisti di coscienza che dei peccati se ne trovin tanti,
che bisogno non han di penitenza; perché dove il voler non si fa innanti,
s'attribuisce tutto a negligenza. Onde senza voler fe' il frate il tutto;
non fu peccato già fottere il putto. Dubbio
XXVII Suor Marta la lussuria avea nel sesso
e volendo la carne lacerare, prese un cazzo di vetro d'un commesso
e con la potta cominciò a scherzare; ma spinta dal furore a un colp'istesso
volendo tutto dentro farlo entrare, le si ruppe la potta e '1 cul che
è peggio. Utrum se per far ben fe' sacrilegio? Risoluzione
XXVII Di medicina il principe Galeno
dice che nell'interne infiammazioni si deve col trar sangue ridur meno
nel paziente le molestazioni; onde se per smorzar la rabbia appieno,
che sturbar la potea dall'orazioni, suor Marta si sbregò '1 cul e
la potta, sacrilega non fu, ma fu divotta. Dubbio
XXVIII Confessando una vedova un Teatíno
nella carne sentia gran tentazione, e per far stare il cazzo a capo
chino lo prese ad ambo man con divozione; e tanto su e giù scosse
il meschino che spuntò la bambagia dal giubbone e mandò
lussuria in precipizio; utrum se questo fu castigo o vizio?
Risoluzione XXVIII Perché
bisogna quanto più si puote li scandali evitar dei sensi vani,
il Teatin, che più soffrir non puote, per scandali schivar, gusti
profani, i desideri e volontà corrotte, si valse a raffrenar
d'ambo le mani la tentazion ch'il molestava assai. Onde vizio non fu
trarsi di guai. Dubbio XXIX Fottendo
un frate a gambe in spalla un tratto con un palmo di cazzo un'abadessa,
dal gran piacere in paradiso astratto non conosceva il tondo della fessa;
onde spinto da furia come un matto, nel tondo avendo la sua lancia messa
disse: oh che dolce di peccar cagione! Utrum se il cazzo suo fu buggerone?
Risoluzione XXIX D'infamia
non si dee, dice Jasone, né d'altro juxta legem incolpare un
mentecatto, che non ha ragione, né di coglionerie puossi accusare:
onde il cazzo del frate buggerone in conto alcuno si potrà chiamare,
quia stando fuor di sé, sol per trastulo cacciò il suo
cazzo all'abadessa in culo. Dubbio
XXX Mentre con divozion stava parlando
suor Cherubina con fra Galeazzo, per disgrazia la madre starnutando
cacciò un peto dal cul con gran schiamazzo. Il frate a quel saluto
diè rimando e le rispose in fretta: qualche cazzo. La monaca
turbossi e l'ebbe a male. Utrum se questo fu caso papale?
Risoluzione XXX Dice
la legge, paragrafo quando, titolo de verborum prolatione, che quando
verbum dictum est scherzando sia chi si vuol non fert punizione. Addit
immo la legge: il cazzo entrando nel forame del cul sine intentione,
nunquam questo sarà peccato tale che richiedesse assoluzion papale. Dubbio
XXXI Laura monaca fu da un Genovese richiesta
di chiavarla a potta dietro e d'andar per la via dritta promese e di
lasciare il primo buco addietro. Poi presto il cazzo proprio in cul le mese
e spinse, ond'ella ne biasmò san Pietro. Utrum deesi punir quella
biastema e restar debba della lingua scema? Risoluzione
XXXI La prima distinzion di penitenza,
nel capitolo pro est ne dà indizio che chi si trova nell'altrui potenza
e Dio rinnega per alcun supplizio non merta pena; e quella violenza
fa che non se gl'imputi a malefizio, onde costei non si può già
punire di biastema per doglia da morire. Altri
dubbi amorosi Dubbio
I Fotteva fra Martin suor Liberale in
potta, e nel chiavar sendosi avvisto che ne poteva nascer l'Anticristo,
volse finir in cul. Fe' bene o male? Risoluzione
I Molto bene fece il padre fra Martino
per schivar d'Anticristo la venuta, finire in cul la sua nobil fottuta,
che cominciato in potta avea il meschino. Dubbio
II Fotteva a potta ritta suor Lucia un
gesuita, a tal mestier non uso, e nel cacciarlo dentro fallò il buso.
Fu sacrilegio ovver fu sodomia? Risoluzione
II Il povero ignorante gesuita, che sol
per ignoranza fallò il buso, sacrilego non fu, ma per escuso
si dee tener, nemmen fu sodomita. Dubbio
III Suor Marta nell'oscur ruppe il boccale;
l'abadessa gridò: cazzo ti fotta; ella sel fe' cacciar subito
in potta. Utrum per ubbidir fec'ella male? Risoluzione
III Meglio non potea far suor Marta dotta
che a' comandi prestare l'ubbidienza dell'abadessa, che per penitenza
un cazzo le ordinò dentro la potta. Dubbio
IV De' gesuiti il padre sacristano per
raffrenar la sua lussuria tanta, cacciò il cazzo e i coglion nell'acqua
santa. Fu caso meritorio oppur profano? Risoluzione
IV Il padre sacristan meritò molto
se, per fuggire una lussuria tanta cacciò il cazzo e i coglion
nell'acqua santa per restar da quel mal libero e sciolto. Dubbio
V Destossi l'abadessa con gran furia
sognando di mangiar latte e giuncate, trovossi in bocca il cazzo dell'abbate.
Fu peccato di gola o di lussuria? Risoluzione
V Non fu gola o lussuria, è risoluto,
perché questo caso accidentario; ben se l'avesse avuto in tafanario
o in potta dubitar s'avria potuto. Dubbio
VI Per torsi il mal di madre suor Prudenza
che le impedia sue sante orazioni, si fe' chiavar da due frati ghiottoni.
Meritava di ciò far penitenza? Risoluzione
VI Se sol per poter dir le sue orazioni
ben ben si fece fotter suor Prudenza, di ciò non dovrà far
la penitenza, ché alcuna non sen dà alle divozioni. Dubbio
VII Un giorno stando Giulia in una scola
prese in la bocca il cazzo a un suo bertone e in un istante gli diè
un morsicone. Ditemi se costei peccò di gola? Risoluzione
VII Perché non con espressa volontà
madonna Giulia morsicò quel cazzo al suo berton, nemmeno per
sollazzo, peccato già di gola ella non ha. Dubbio
VIII Non potendo cacare un disperato,
perch'altro non potea, si fe' cacciare un cazzo in culo e si fe' buggerare.
Utrum per non morir fece peccato? Risoluzione
VIII La morte volontaria è proibita,
sicché ben fece a farsi buggerare il poverin, che stava per crepare,
e molto meritò a campar la vita. Dubbio
IX Livia volea saper che cosa è amore
e per questo si fe' chiavare alquanto; nacque in questa maniera un dubbio
intanto s'ella sol per provar commise errore? Risoluzione
IX Non è peccato quel che per provare
si fa, nemmen si tiene che lussuria sia, onde non dee mettersi in furia
costei, che il cazzo volse esprimentare. Dubbio
X Sul cazzo che rizzato avea fra Carlo
giù dal balcon cascò suor Margherita, le ruppe il culo e le
salvò la vita. Dovea perciò dolersi o ringraziarlo?
Risoluzione X Se
nel precipitar suor Margherita non dava il cul sul cazzo di fra Carlo,
certo moria; onde ringraziarlo dee che col cazzo suo le diè la vita. Dubbio
XI Suor Tarsia al cesso andò credendol
vuoto trovar, ma vi trovò fra Galeazzo, s'infilò la meschina
sul suo cazzo. Ruppe la suor di castitate il voto? Risoluzione
XI Perché suor Tarsia non per far peccato,
ma non volendo, tolse in le culate il cazzo, ella per ciò di
castitate non ruppe il voto, questo è dichiarato. Dubbio
XII Un che dal papa avea licenza avuta
d'assolver d'ogni caso all'ora all'ora, fotte ben ben la madre suor Leonora,
poi l'assolve. Num sit bene absoluta? Risoluzione
XII Non solo per averla ben fottuta,
ma se l'avesse anco buggerata, con la licenza che gli fu già data,
se assolta l'ha, la fu bene assoluta. Dubbio
XIII Sul cazzo di fra Biondo ardito e scalto
dimenandosi ben suor Cleofasè ruppe i coglioni al frate e il
culo a sé. Utrum deve dolersi l'un dell'altro? Risoluzione
XIII Commune ad ambidue fu la rottura
del culo a l'una, a l'altro dei coglioni, e di querele e di lamentazioni
l'uno dell'altro non dee aver paura. Dubbio
XIV Fra Astolfo per mandar la sojaccia
il cazzo al cul dei fraticin fregava, onde per terra il seme gli cascava.
Utrum peccasse in re de sodomia? Risoluzione
XIV Fra Astolfo non si può dir sodomito
perché non dentro il cul, ma sol di fuori il suo cazzo fregava
intorno agli ori; non deve già per questo esser punito. Dubbio
XV Nei gran caldi di luglio frate Alberto,
per schivar l'ozio e tutti gli altri vizi, menava il cazzo a tutti i
suoi novizi. Fu questa opra profana ovver di merto? Risoluzione
XV Perché nell'ozio regna tentazione,
per questo se menò il cazzo ai puti fe' ben, e se li avesse anco
fottuti, stata sarebbe più eroica azione. Dubbio
XVI Un frate Zoccolante, per ventura
fottendo a potta dietro un'abadessa, gliel cacciò in cul credendo
foss'in fessa. Ditemi se peccò contro natura? Risoluzione
XVI Non est peccatum, se non volontario:
perciò il frate fottendo l'abadessa contro natura azion non ha commessa,
se 'l cacciò non volendo in tafanario. Dubbio
XVII D'aver in cul fottuto un Giudeo cane
s'accusò Pippo con gran contrizione: negolli il confessor l'assoluzione.
Utrum se ancora il peccato rimane? Risoluzione
XVII Bartolo si rivolge incontro al tristo,
capitale sexto, e i deretali ancora, perché sfondato non l'avesse
allora per vendicare la morte di Cristo. |