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Giuseppe Gioacchino
Belli Il
Libero Commercio Ebbene? Sono puttana,
vendo la mia pelle: Faccio la prostituta, sì, sto al cancelletto [1]
: Lo prendo in quello largo e in quello stretto [2] : C'è nient'altro
da dire? Che belle cose! [3] Ma, signor babbeo,
sono stata anch'io Vergine come tutte le ragazze; E adesso non v'è
più alcuno che avanzi crediti Sulla lana e la paglia del mio letto.
[4] Sai di cosa mi lagno? Non del mestiere
Che sarebbe bello e buono, e quando rende Non può trovarsi al mondo
altro piacere. Ma delle signore altolocate che
stanno nascoste Mi lagno, le quali, vedendo quanto frutta L'attività,
ci rubano i clienti. Roma, 16 dicembre 1832 vai
all'originale Note: 1.
Le prostitute erano solite mostrarsi da locali che davano sulla strada, separati
da quest'ultima da piccoli cancelli, in modo tale che la parte superiore fungesse
da sorta di finestra. 2. Qui è chiara l'allusione a differenti pratiche
sessuali. 3. Obiezione a critiche mosse alla prostituta protagonista del sonetto.
4. Gli ultimi due versi della quartina insinuano che ormai tutti hanno potuto
beneficiare dei servizi della protagonista. |