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Glossario militare - i
gradi dell'Esercito
Fonte: sito ufficiale dell'Esercito
Italiano
Il confine fra le diverse categorie che oggi
compongono più o meno stabilmente il panorama gerarchico non
era il medesimo tre o quattrocento anni fa.
Così, un tempo, non era difficile che un Sergente Maggiore Generale
fosse di gran lunga superiore in grado ad un Colonnello.
Riforme successive "raffinarono" la struttura assegnando un
significato ed un compito ai diversi gradi che man mano si venivano
creando con la crescita ed il complicarsi delle armi, dei corpi e delle
tecniche di combattimento. Laddove un tempo era stato sufficiente un
solo Ufficiale per guidare un reparto cominciava a necessitargli un
insieme di Ufficiali e Sottufficiali e graduati che ne coadiuvassero
l'opera.
Possiamo porre quindi fra il XVII ed il XVIII secolo la codificazione
della catena gerarchica alla quale anche quella italiana di oggi, seppure
con aggiustamenti e ritocchi successiva fa riferimento.
Essendo poi tale catena storicamente figlia del Piemonte, forte sono
gli influssi francesi, dovuti alla presenza nelle fila savoiarde di
Reggimenti svizzeri di lingua francese oltre a tutta la Nobiltà
piemontese che per qualche secolo fu di sicura cultura transalpina.
TRUPPA
Definita nel 1568 come "qualsiasi organico
di forza militare", la parola "truppa" arriva dal francese
troupe, dove assume significato militare verso la fine del 1400.
Dal francone "thorp", villaggio, insieme di persone, branco,
venne ripresa dal latino con "troppus", gregge.
Appare la prima volta nella Lex Augustea del 717-719 d.C..
GRADUATO
Il termine "graduato" invece giunge
dal latino "Gradu", scalino, di cui graduato è il participio
passato del verbo graduare.
Identifica generalmente gli appartenenti alla catena gerarchica.
SOLDATO
Dopo il Legionario romano, combattente di
fanteria, il grado più basso della gerarchia è diventato
"soldato". Parola di etimologia semplice, si può facilmente
ricondurre ad "assoldato" cioè al soldo di qualcuno.
Già nel 1300 con tale termine si indica la paga di un mercenario.
L'accezione del termine è inizialmente spregiativa e più
corretta sarebbe la dizione "milite", cioè colui che
milita, che si addestra, che si batte per una causa e non per mero denaro.
A sua volta "milite" potrebbe avere radice in "mille",
tanti erano infatti i componenti delle prime unità tattiche romane
dette "millenne" dei tempi della Monarchia (753-510 a.C.).
Soldato dunque identifica proprio il grado gerarchico del militare semplice.
Termini come fante o artigliere invece identificano il combattente di
un'arma specifica.
CAPORALE
Comparso nella gerarchie dell'Esercito piemontese,
come in alcuni eserciti europei verso la metà del XVI secolo
anche se come voce è citata nel 1348 dal Villani.
Intorno all'anno mille in Corsica, erano chiamati "Caporali"
una sorta di Tribuni della plebe.
Dal latino corpus corporis e dai suoi derivati "corporale"
nel senso di "incorporare", "arruolare". Da tale
accezione il compito di "arruolatore" di giovani disposti
a intraprendere la carriera delle armi. Da notare che in inglese il
grado è tutt'oggi "Corporal" di assoluta derivazione
latina, mentre in Francia si considera giunto nel 1540 dall'Italia.
Da questo grado furono estrapolati sia il "Caporal Maggiore"
ancora in vigore, che il "Sottocaporale" nel 1834, trasformato
nel 1854 in "Appuntato".
Il termine identifica anche il fenomeno di ricerca di manovalanza giornaliera
famoso nella campagne del sud Italia.
SOTTUFFICIALI
Il termine, che indica la categoria gerarchicamente
inferiore agli Ufficiali, deve il suo nome alla traduzione del francese
"Sous Officier" del 1791.
In precedenza la categoria era indicata dalla parola "Bas Officier",
Bassi Ufficiali, in uso fintanto che non fu ritenuta offensiva.
In effetti la spiegazione più semplice del termine, pur partendo
dalla medesima radice di Ufficiale, Opus Facere, caratterizzava i compiti
assegnati ai sottufficiali, ritenuti "bassi". E non tanto
perchè tali compiti fossero umili, ma poichè "bassi"
nella catena gerarchica. Si ritenne quindi di migliorare l'identificazione
della categoria prendendo a riferimento la sua posizione gerarchica
piuttosto che i compiti e le mansioni svolte.
SERGENTE
Il termine è stato ricondotto a significati
diversi.
Sergente era nel medioevo il coordinatore del gruppo di paggi e scudieri
che seguivano un signore. Di qui il legame con capo, signore di molte
persone, molta gente.
Altra ricerca lo collega al participio presente del verbo servire che
in latino è serviente, colui che serve.Nel periodo cavalleresco
sergenti erano i valletti dei cavalieri.
Un'altra ricerca scompone il termine in Serra gente, incarico degli
uomini d'ala degli schieramenti di fanteria che dovevano impedire lo
sbandamento delle fila sotto l'urto del nemico o del suo fuoco.
Sergente fu l'Ufficiale subalterno delle Milizie italiane risorgimentali.
Molto prima, intorno al 1200 in Italia Sergente era chiamato il fante
semplice. Nel vecchio Piemonte infine (XVI secolo) si ebbero Sergenti
che erano Ufficiali subalterni, Sergenti Maggiori comandanti di Battaglione
ed i Sergenti di Battaglia con il Sergente Maggiore Generale nel ruolo
di Ufficiali Generali.
Così se nel 1294 Brunetto Latini definisce la parola sergente
come "persona sottoposta", nel 1540 il Guicciardini lo etichetta
come "grado militare".
Ma come abbiamo visto per almeno due secoli e mezzo se non di più,
la posizione gerarchica fluttua dai massimi vertici della gerarchia
del Sergente Maggiore Generale dei tempi di Emanuele Filiberto per identificarsi,
almeno in Italia nel XVIII secolo come grado, di massima dei Sottufficiali.
Affiancato fin dal 1814 dal Sergente Maggiore resta dal XIX secolo legato
al livello ordinativo del Comandante di squadra. Intreccia la sua storia
al grado di furiere, Sergente furiere seguito da Furiere Maggiore nel
1841. Il Sergente Maggiore tornerà nel 1903 con l'apparizione
del grado di Maresciallo e assorbirà in parte i furieri e furieri
Maggiori.
Da quel momento il grado è rimasto immutato salvo essere considerato
il Sergente come grado apice dei Graduati di Truppa ed il Sergente Maggiore
come primo gradino dei Sottufficiali.
Dal 1995 i Sergenti costituiscono un Ruolo a parte che con il Ruolo
dei Marescialli formano la categoria dei Sottufficiali. Le posizioni
contemplate nel ruolo sono tre, il Sergente, il Sergente Maggiore ed
il Sergente Maggiore Capo.
MARESCIALLO
Il termine è presente fin dal 1427
nella lingua e nei documenti italiani. Discende dal francese "Marechal",
grado militare e dignitario dello Stato creato nel 1185 da Filippo Augusto
di Francia, assegnato anche al responsabile delle scuderie reali.
Ottenuto dall'unione di due parole arabe e cioè "marah"
e "skalk" che significano rispettivamente Cavallo e servo.
Servo del cavallo dunque, incarico ben importante ed umile insieme:
il maniscalco, altra parola che lega bene con maresciallo, ha infatti
la grande responsabilità della ferratura del cavallo di un signore
o dei cavalli di uno squadrone.
Da qui la duplice valenza del termine Maresciallo come grado o qualifica
di vertice della gerarchia oppure grado dei Sottufficiali della cavalleria
"corrispondente al Sergente delle Armi a piedi".
Un "Maresciallo d'Italia" era inteso quindi come "Palafreniere
del Re" oppure Scudiero delle fortune militari della Nazione e
quindi massimo grado raggiungibile. Secondo soltanto al "Capitano
Generale" grado che spettava al Re, in Italia resta in uso a fasi
alterne fino alla fine della 2^ Guerra Mondiale.
Parimenti il Maresciallo entra nella categoria dei Sottufficiali o "Bassi
Ufficiali" fin dall'ordinamento della cavalleria piemontese cinquecentesca
di Emanuele Filiberto come "Marechal de Logis" poi tradotto
in "Maresciallo d'Alloggio".
Sostituito da "Furiere", introdotto nell'Esercito piemontese
dal francese "fourrier", addetto al foraggio ma anche "precursore",
cioè colui che giungendo per primo in un luogo organizza la sistemazione
logistica cioè di alloggio per il reparto.
La categoria dei Marescialli come Sottufficiali rientra nell'Esercito
italiano nel 1903 sostituendo i "Furieri" e ordinandosi in
tre livelli di Compagnia di Battaglione e di Reggimento equivalenti
a Maresciallo Ordinario, Maresciallo Capo e Maresciallo Maggiore con
spiccato orientamento logistico-amministrativo.
Il grado successivamente rimaneggiato e ridenominato si stabilizza comunque
al di sopra dei "sergenti".
La categoria otterrà nel 1916 un grado nuovo, ed unico nel suo
genere, l'"Aiutante di Battaglia".
Sganciato dalla progressione d'anzianità, si accedeva al nuovo
grado per meriti acquisiti in combattimento, indipendentemente dal grado
di provenienza. La necessità di tale "invenzione" stava
nella necessità di colmare i paurosi vuoti apertisi nelle fila
degli Ufficiali Subalterni dopo i primi mesi di guerra di trincea, ed
immettere rapidamente nuovi comandanti di plotone con esperienza di
combattimento.
La sequenza dei tre gradi del Maresciallo resterà invariata fino
agli anni settanta quando verrà istituita la qualifica del Maresciallo
Maggiore "Aiutante" che nel 1995 diverrà il nuovo grado
vertice della categoria.
Con le riforme più recenti, dovute alla riforma in chiave professionale
dello strumento, a seguito della suddivisione dei Sottufficiali in più
ruoli, quello dei Marescialli si riordina i suoi quattro gradi in Maresciallo,
Maresciallo Ordinario, Maresciallo Capo e Aiutante.
Nel 2001 un nuovo provvedimento ha trasformato l'Aiutante in 1°
Maresciallo ed ha creato la qualifica del 1° Maresciallo Luogotenente.
UFFICIALI
Ufficiale, ovvero di persona incaricata di
un pubblico ufficio, dal latino Opus Facere, da cui opificio ed officium.
Il termine rientrò in Italia intorno alla metà del 1500
dal francese Officier, Officier militaire, ed attraverso le diverse
versioni Officiale, Ufiziale, Ufficiale si stabilizzò in Ufficiale.
Il tutto dopo la metà dell'800, nonostante anche il Manzoni fosse
più a favore del termine "Ufiziale", giudicato più
"toscano" di quello ancor'oggi in uso.
La categoria degli Ufficiali si suddivide in tre ulteriori categorie:
gli Ufficiali Inferiori, gli Ufficiali Superiori e gli Ufficiali Generali.
Ciascuna delle tre è composta da almeno tre gradini gerarchici.
Ciascuno di questi, si è formato nel tempo seguendo lo sviluppo
degli ordinamenti e delle tecniche di combattimento.
UFFICIALI INFERIORI
TENENTE e SOTTOTENENTE
Nella dizione attuale il grado non ha più
di 160 anni. Il termine tenente infatti nasce come grado verso la fine
del 1700. Con il complicarsi delle tecniche di combattimento, degli
ordinamenti, delle Armi da fuoco, aumentano i gradini gerarchici responsabili
dell'esecuzione degli ordini e della condotta degli uomini.
Ed è proprio il concetto di responsabilità e di comando,
che si va affermando come fatto in se, in contrapposizione ai gradi
tramandati o acquistati che traspare dal termine "Luogotenente".
Le necessità della guerra moderna richiedono un qualcuno che
detenga il potere, il comando, se serve o dove serva, in luogo del Capitano.
Ed ecco il Capitano Luogotenente, vice del Comandante di Compagnia,
poi ridotto a Luogotenente e, dal 1830 circa "...per brevità...",
Tenente.
Per i soliti motivi al luogotenente fa riferimento il Sottoluogotenente,
in uso in Francia fin dal 1585 ed anche presso i Reggimenti Svizzeri
in servizio in Piemonte, dai quali passò alle "truppe nazionali"
piemontesi.
CAPITANO
Probabilmente fra i gradi più antichi
degli eserciti di tutto il mondo. Il significato del termine discende
dal latino Caput Capitis, a sua volta seguito da Capitanu(m) e dal tardo
latino Capitaneus "che si distingue per grandezza", inteso
come "Capo di una schiera". Anche nel tedesco, Hauptmann,
il significato è il medesimo e cioè capo di uomini.
Poco importa se il Capitano in questione comandasse una banda di avventurieri
oppure un Esercito intero. Nel Piemonte del '500 con il grado di Capitano
Generale si indicava il Re, capo dell'Esercito e della Marina.
Del grado si trova traccia fin dal 1355 in Francia dove sostituisce
il termine di "Banderese" che a sua volta scala all'indietro
e sostituisce quello di Alfiere, portatore delle insegne di una compagnia.
In Italia nel XIII secolo "Capitano" era un titolo dato ai
Vassalli di località rurali ma già nel 1566 A. Caro lo
registra per "Comandante di una compagnia di soldati".
Presente negli ordinamenti piemontesi del 1500 darà origine ad
altri gradi che in seguito vivranno di vita propria come il Capitano
luogotenente suo vice ed il Capitano Maggiore, suo superiore, entrambi
del 1775.
UFFICIALI SUPERIORI
MAGGIORE
"Grado della gerarchia militare interposto
fra quello di Tenente Colonnello e quello di Capitano". La definizione
assolutamente perfetta è del 1618 ed appartiene a Michelangelo
Buonarroti il Giovane che pone il Maggiore come primo gradino della
categoria degli Ufficiali Superiori.
Il grado ha un'etimologia semplice. Non altrettanto semplice, come per
altri esempi di gradi "limite", la funzione.
Nell'Esercito inglese il Maggiore, coadiuvato da due Capitani si stabilizza
e rimane ancora oggi il Comandante di Compagnia. Anche in Francia, dove
il grado generico è "Commandant" e si differenzia in
artiglieria con "Chef de batterie" o "Chef d'Esquadron"
per la Cavalleria. Oggi però, aldilà della dizione tradizionale,
i Comandanti di Batteria o Squadrone sono in realtà Capitani.
Anche nell'Esercito spagnolo non esiste il termine Maggiore ma il livello
viene indicato dal termine "Comandante" che più facilmente
si trova quale Comandante di battaglione.
Il grado italiano nasce sicuramente dal Capitano, come l'Ufficiale Inferiore
più anziano del reparto. Maggiore dunque era soltanto l'aggettivo
per il Capitano più anziano dell'unità che via via si
è reso autonomo per divenire un grado a sè. Anche nel
nostro Esercito il Maggiore può comandare un battaglione o un'Unità
equipollente.
TENENTE COLONNELLO
Lo sviluppo organico dei reparti, l'aumentare
delle competenze, se portò mutamenti, integrazioni ed aumenti
nelle figure gerarchiche di Sottufficiali ed Ufficiali inferiori, comportò
mutamenti ed integrazioni anche fra gli Ufficiali superiori.
L'ordinamento dei Reggimenti passato da un numero vario di compagnie
a più battaglioni che radunavano un congruo numero di compagnie,
rese necessaria la presenza di un Ufficiali superiore, inferiore in
grado al Colonnello che ne detenesse parte del potere.
Così come era nato il Capitano Luogotenente, nello stesso momento
storico, fine 1700, venne creato il grado di Luogotenente Colonnello.
Ridotto anch'esso "...per brevità..." a Tenente Colonnello
nel 1831, il grado fu soppresso nel 1841 per essere ripristinato nel
1849. Da allora al grado di Tenente Colonnello corrisponde il comando
di battaglione.
COLONNELLO
Insieme al Capitano per gli Ufficiali inferiori,
è stato un grado cardine della gerarchia degli Ufficiali Superiori.
Analogamente a quanto accaduto per il Capitano infatti anche il "Colonnello"
ha generato altri due gradi che sono poi il suo vice, prima "luogotenente
Colonnello" e poi "Tenente Colonnello" ed il Colonnello
Brigadiere creato durante la Grande Guerra.
La storia del grado ha due interpretazioni.
Nell'antico Piemonte del 1400/1500, quando l'Esercito non era sempre
costituito ma si formava all'esigenza, attorno al nucleo di unità
mercenarie sempre presenti, le regioni amministrative del Piemonte erano
denominate Colonnellati, ed in guerra fornivano il personale per unità
mobilitate della forza approssimativa di un reggimento.
Altra strada è associare il significato di "Colonnello"
al termine spagnolo "coronel", coronato. La parola indicava
lo stendardo reggimentale in uso presso le unità spagnole ornato
della corona reale.
Per tornare all'antico Piemonte, nel 1566 con la parola "Colonnello"
si indicava anche un'unità formata da sei compagnie composte
di più centurie e squadre armate di alabarda, picche, archibugi.
In Francia il termine "Colonnello" si alternò a quello
di Maestro di Campo.
Praticamente presente da sempre nella struttura gerarchia italiana,
è stato forse il grado più stabile fra quelli della piramide
gerarchica identificandosi da subito con il comando di un reggimento,
cosa che permane ancora oggi nell'Esercito del duemila.
UFFICIALI GENERALI
GENERALE
L'uso di questo termine come sostantivo
indicante uno specifico livello gerarchico risale a fine 700 quando
da aggettivo accompagnato a gradi come capitano o sergente maggiore,
prese vita autonoma.
Nicolò Machiavelli nel 1527 lo definisce come "grado della
gerarchia militare al quale corrisponde il comando di una grande unità".
Nel tempo, è stato suddiviso sia in riferimento ai livelli di
comando, come Generale di Brigata, di Divisione o di Corpo d'Armata
e d'Armata, sia per analogia al numero di stellette o galloni indossati,
come Maggior Generale, Tenente Generale.
Durante la Grande Guerra (1915-1918), l'improvviso aumento di Unità
costituite a seguito della mobilitazione, portò alla necessità
di assegnare il comando di Brigata anche ai Colonnelli idonei a ricoprire
l'incarico, ma non ancora promossi. Per costoro nacque il grado di Colonnello
Brigadiere, sorta di gradino intermedio fra gli Ufficiali Superiori
e gli Ufficiali Generali. Normalizzata la situazione, il grado sarà
abolito dopo il primo anno di guerra.
Oggi è suddiviso nei livelli di Brigadier Generale, Maggior Generale,
Tenente Generale indipendentemente dal numero di stellette che compongono
il grado. La sequenza riprende la medesima in uso durante la Prima Guerra
Mondiale. La riforma dei vertici delle Forze Armate attuata sul finire
degli anni 90 ha creato infine un nuovo grado, Generale, a quattro stelle
indossato dal solo Capo di Stato Maggiore della Difesa.
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