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Leo Valiani
Ma la rottura con il partito comunista e l'Unione sovietica sarebbe arrivata, per Valiani, poco dopo. Nel 1939 quando, poco prima dello scoppio della guerra mondiale, i russi sottoscrissero con i tedeschi il patto Molotov-Ribbentrop. "Quel patto - scrisse Valiani tempo dopo in una lettera a Paolo Spriano - mise termine ai miei dubbi. Esso provava l'innocenza dei trotskisti e dei buchariniani che Stalin aveva accusato di essere agenti della Germania nazista". Poi venne il rientro in Italia, l'invasione dei tedeschi dopo l'8 settembre del '43, la guerra partigiana. Valiani fu protagonista di primissimo piano sul fronte milanese, a fianco di Pertini, di Longo e di Sereni. Tra i vari polmoni delle Resistenza, scelse quello del Partito d'Azione, il più prolifico sotto il profilo culturale, ma anche il meno radicato nelle masse operaie. Insieme a Luigi Longo, Sandro Pertini ed Emilio Sereni, decretò la fucilazione senza processo di Mussolini. Nell'Assemblea costituente eletta nel 1946, il piccolo gruppo "azionista" perse quasi tutte le sue battaglie: per il sistema uninominale e per la repubblica presidenziale, per il decentramento amministrativo e regionale, per lo stato laico. Quando gli esponenti di spicco del partito decisero poi di confluire nel Partito repubblicano di Ugo La Malfa o nei socialisti di Pietro Nenni, Valiani rimase a guardare. La sua militanza politica continuò soprattutto nella forma di una feconda attività giornalistica. Cresciuto in una famiglia ebraica con il cognome originario di Weiczen, poliglotta fin dall'infanzia, dedicò importanti saggi storici agli ultimi anni dell'impero austro - ungarico e alle vicende del movimento socialista. Con il tempo aveva abbandonato il socialismo e si era avvicinato, senza mai prendere tessere, al Pri del suo ex compagno azionista Ugo La Malfa, di cui condivideva la linea di rigore economico. Poi era stato molto vicino a Giovanni Spadolini. Restava tuttavia un battitore libero, difficilmente inquadrabile. Nel dicembre del 1955 fu tra i fondatori del Partito radicale, inizialmente denominato Partito Radicale dei Democratici e dei Liberali Italiani, insieme a Guido Calogero, Francesco Compagna, Giovanni Ferrara, Felice Ippolito, Franco Libonati, Alberto Mondadori, Arrigo Olivetti, Marco Pannella, Mario Pannunzio, Leopoldo Piccardi, Rosario Romeo, Ernesto Rossi, Nina Ruffini, Eugenio Scalfari, Paolo Ungari. Per molto tempo fu pressoché isolato, a sinistra, nel sostenere la Repubblica presidenziale, fedele alla posizione che era stata di Piero Calamandrei e del PdA. Aveva a lungo deplorato il dilagare della corruzione (lui la chiamava, con un termine un po' desueto, "corruttela"), ma di recente aveva proposto l'amnistia per il reato di finanziamento illecito dei partiti. Il 1° dicembre 1980 il suo compagno di mille battaglie Sandro Pertini (insieme, la mattina del 26 aprile 1945, a Milano, ordinarono l'insurrezione generale), lo chiamò a Palazzo Madama conferendogli la carica di senatore a vita. E' morto a Milano il 17 settembre del 1999. (a cura di Giancarlo Mola) | ||||||||